Lunedì, 25 Settembre 2017 | Scritto da: didattica

volantino 20 OTTOBRE 2017 -COMBATTERE - OLIVA-ROMAGNOLI

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3:

COMBATTERE.DAGLI ARDITI AI MARO’, STORIA DEI CORPI SPECIALI ITALIANI”

GIANNI OLIVA PRESENTA LA STORIA DEI CORPI SPECIALI ITALIANI AL CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI”

3^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE PER L’A.S. ‘17/’18

Proseguono gli incontri promossi dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese– I.C. di San Damiano d’Asti con il Comune e il Museo di Cisterna d’Asti , l’Israt, e l’Aimc di Asti.

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Venerdì 20 ottobre 2017 – al Castello di Cisterna d’Asti – lo storico Gianni Oliva (al suo quinto intervento al Castello) ha presentato il suo ultimo libro “Combattere. Dagli arditi ai marò, storia dei corpi speciali italiani” (Ed. Mondadori). Il giornalista Renato Romagnoli, che ha conversato con l’autore – nell’introdurre la serata – ha sottolineato che il lavoro presenta la storia in controtendenza e, probabilmente, è uno dei primi cheaffronta l’argomento dei corpi speciali italiani. Lo stesso Oliva, nel suo intervento, ha evidenziato che, fino a qualche anno fa, molto probabilmente una casa editrice come Mondadori non avrebbe pubblicato un lavoro sull’argomento perché correva il rischio di essere collegata all’estrema destra. Tutto ciò perché, dopo la fine dell’ ultimo conflitto, l’appartenenza ai reparti speciali è stata messa in relazione con il fascismo più fanatico. In realtà, ad esempio, la XMas era un reparto regio i cui componenti, dopo l’8 settembre 1943, presero le stesse decisioni dei soldati sbandati del tempo: molti si diedero alla macchia, alcuni entrarono a far parte delle formazioni partigiane e alcuni giurarono fedeltà alla Repubblica di Salò ed è solo di questi che ci si ricorda.

I corpi speciali – presenti in tutti gli eserciti - sono reparti in cui l’accesso era su base volontaria ma basato su un addestramento di altissimo livello. I partecipanti, superata la fase di  preparazione, sono chiamati a svolgere azioni estremamente pericolose. Pertanto, è necessaria una forte motivazione personale che contraddistingue questi reparti dagli altri. In Italia, attualmente, tutti i reparti sono considerati speciali mentre, in passato, la leva era obbligatoria. In Italia, il primo reparto di questo tipo è quello degli Arditi nel 1917. Prima di allora, in Francia, era stata creata la Legione Straniera a cui affluiranno sempre gli sconfitti di tutti gli altri Paesi. Qualsiasi corpo speciale si contraddistingue per la  forza, la preparazione fisica, il coraggio dei suoi componenti ma anche per la solidità e lo spirito di gruppo. Non importa cosa si combatte ma come si combatte. Nel 1917, si voleva formare un modello di combattente diverso dal soldato normale che, solitamente, era un contadino o un proletario, poco motivato e passivo perché, per nella maggior parte dei casi (almeno fino alla rotta di Caporetto) non comprendeva le cause del conflitto. Occorreva preparare un uomo diverso. L’ardito era educato a sentirsi superiore a tutti, ad essere fiero di far parte di un gruppo scelto: era bellicista, prestante, addestrato alla velocità e all’improvvisazione. Doveva andare all’attacco senza copertura, compiere azioni disperate – quasi sempre di disturbo – con un’alta probabilità di non sopravvivere. Proprio per questo motivo, il connubio fra preparazione e convinzione facevano la differenza. In realtà, questo reparto era composto da non più di 4000 unità ma il termine “ardito” divenne sinonimo di forza e vittoria con un’enorme sproporzione tra le azioni compiute e il mito che si creò intorno. Nel primo dopoguerra, la loro leggenda venne utilizzata al fine della propaganda del nascente partito fascista. Infatti, il pericolo dei corpi speciali non è relativo alle loro azioni in tempo di guerra ma alla difficoltà di controllare il loro “ardore” in tempo di pace e, già allora, alcuni uomini di cultura ne ebbero la consapevolezza. Dal punto di vista storico, ad esempio, i componenti della XMas (un acronimo che indicava la marca di motoscafi usati. Per quanto riguarda il numero X, venne utilizzato per far credere al nemico che i reparti fossero dieci mentre in realtà era uno solo) parteciparono alla stessa guerra di aggressione degli alpini  e morirono come loro. La differenza fu che i primi partirono convinti e, visti gli esiti della Seconda Guerra Mondiale, furono dimenticati mentre i secondi morirono da sconfitti e furono ricordati. Romagnoli ha ribadito che il libro rappresenta un modo diverso di fare storia con la volontà di recuperare quella parte che è stata dimenticata. ”La storia è fatta di tante cose. Un conto è giudicare le guerre un conto è giudicare come si sono combattute” ha aggiunto Oliva. Inoltre, ha sottolineato che la nostra memoria relativa alla seconda Guerra Mondiale si è formata dopo l’aprile del ’45 convincendosi che il fascismo fu una feroce dittatura quando, in realtà, fu un regime totalitario che ebbe un grande appoggio da parte delle masse. Era necessario ricostruire una nuova identità dimenticando i crimini italiani compiuti all’estero e sottolineando solo alcune pagine gloriose come la Resistenza che non fu un fenomeno diffuso in tutto il territorio nazionale. Oliva ha poi concluso dicendo che la storia pone continue domande dove il presente interroga il passato lasciando, quindi, sempre nuovi interrogativi. Infatti, il presente è in continua trasformazione e determina una continua rilettura della storia.

Giovanna Cravanzola

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