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Lunedì,18 Aprile 2022 | Scritto da: didattica

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Lunedì,18 Aprile 2022 | Scritto da: didattica

Venerdì 18 giugno 2021 alle 18, si è tenuta l’ ultima videosofia con il prof. Alberto Banaudi per l’a.s. 2020/21. Titolo dell’ incontro “I miti dell’amore”. L’iniziativa è stata organizzata da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano, Museo di Cisterna, Fra production, Lib. “Il Pellicano” e Aimc di Asti. Il prof. Banaudi, in piena pandemia, ha inaugurato nell’aprile 2020 il ciclo delle videosofie che, da allora, stanno riscuotendo grande successo. L’appuntamento ha concluso il ciclo di conferenze sul tema dei miti dell’amore nell’antichità classica. Il mito di Amore e Psiche (che significa sia anima che farfalla) è uno dei più belli. Psiche era la bellissima figlia di un re, la più bella di tre sorelle. Era così bella che la sua fama era diffusa ovunque e moltissimi principi volevano sposarla ma erano scoraggiati dalla sua avvenenza. Così ne parlavano come se fosse una dea da venerare, trattandola, cioè, come se fosse la dea Venere che si adirò sentendosi usurpata da un’umana. more…

Martedì,22 Febbraio 2022 | Scritto da: didattica


TESEO E IL MINOTAURO. IL MITO DEL LABIRINTO

Una nuova videosofia per parlare del mito quello che si è svolto in videoconferenza giovedì 17 marzo 2022 con il prof. Alberto Banaudi giovedì 17 marzo 2022. Questa volta si è parlato di “Teseo e Minotauro. Il mito del labirinto”. L’iniziativa, inserita nel percorso “Vecchie e nuove R-esistenze: - Ancora riconnessioni_8″ è stata promossa da Polo Cittattiva per l’ Asti- giano e l’ Albese – I.C di S. Damiano, Museo di Cisterna, Israt, Associazione “Franco Casetta” con Fra production spa, Libreria “Il Pellicano” e Aimc di Asti.

Teseo ed Eracle rappresentavano i prosecutori dell’opera ordinatrice di Zeus basata sulla giustizia che, però, era perfetta ma more…

Martedì,25 Gennaio 2022 | Scritto da: didattica

Dopo aver trattato di mitoterapia, teatro greco e di molto altro ancora, il prof. Alberto Banaudi è tornato venerdì 11 febbraio 2022 con una nuova videosofia dal titolo “Orfeo il mito del poeta”. L’iniziativa è stata promossa da Polo Cittattiva per l’ Astigiano e l’ Albese – I.C di S. Damiano, Museo di Cisterna, Israt, Associazione “Franco Casetta” con Fra production spa, Libreria “Il Pellicano” e Aimc di Asti.

Il mito di Orfeo risale al VI secolo a.C. ma, probabilmente, è molto più antico. Era il figlio della musa Calliope (che significa ‘bella more…

Lunedì,8 Novembre 2021 | Scritto da: didattica

Sabato 20 novembre 2021 sono riprese gli incontri con il prof. Alberto Banaudi con la nuova videosofia dal titolo “La musica impossibile. Orfeo, Ulisse e le sirene”. L’iniziativa, inserita all’interno del percorso “Vecchie e nuove R-esistenze:… ancora Riconnessioni_4”, è stata organizzata da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’ Albese - I.C. di San Damiano con Museo di Cisterna, Fra Production Spa, Lib. “Il Pellicano”, Aimc di Asti e, nell’ambito dell’iniziativa #bottiglieperlacultura, con Cantine Povero distribuzione srl, Azienda agricola Vincenzo Bossotti. Azienda Agricola Cà di Tulin.

Da tempo – ha detto in apertura il prof. Banaudi - mi sono appassionato al tema della musica nella mitologia greca e, soprattutto, a quello della ‘musica impossibile’, quella che non si può udire ma che sa compiere cose straordinarie anche se, alla fine, dichiara la sua impotenza”. La grecità ha sempre fatto i conti con i limiti e la pericolosità della musica. In alcuni racconti si ravvisa questo sentimento di perplessità. Innanzitutto è necessario chiarire la differenza tra musica apollinea e musica dionisiaca. La prima si eseguiva con la lira, era discreta e poteva essere accompagnata dal canto. Era considerata pedagogica e catartica. La musica dionisiaca, invece, utilizzava i tamburi e una sorta di flauto. Era indefinita, molto pervasiva e poteva produrre ipnosi. Era ritenuta pericolosa. Ad Atene, ad esempio, si squalificava come musica che andava bene per i ragazzi tebani (che si trovava in Beozia ed erano considerati non particolarmente intelligenti) ma non per quelli ateniesi. Il mito racconta che Hermes inventò la lira da un guscio di tartaruga e, dopo, la regalò ad Apollo. Un’ invenzione di primaria importanza, dove la tecnica è vista come prodotto della cultura umana. Il flauto, invece, si riteneva fosse stato inventato da Atena che lo gettò come oggetto nefasto. Venne però trovato dal satiro Marsia che iniziò a suonarlo, imparò a farlo benissimo e gli piacque molto. Arrivò a sfidare Apollo in una gara di musica. Nella prima fase, quando era presente solo la musica, vinse il flauto. Successivamente, però, ebbe la meglio la lira perchè con essa la voce veniva valorizzata. Infatti Apollo cantò. Alla fine, Marsia fu sconfitto e Apollo lo fece scorticare vivo. La musica dionisiaca è tale perchè irrazionale ed era gradita, ad esempio, alle baccanti. La musica apollinea, invece, era gradita ai pitagorici. Nietzsche ne “La nascita della tragedia”, intendeva proprio questo: la parte apollinea è quella delle parole, della trama, del ragionamento mentre quella dionisiaca è musica, danza, componimenti irrazionali dalla vita dell’ uomo. La tragedia è proprio questo: in un una trama ordinata, guardare il fondo dionisiaco delle cose. Orfeo, con la musica, vuole distruggere la morte. Si tratta del mito più antico dell’epica greca, inserito nel viaggio degli argonauti. La nave degli Argonauti è stata la prima a solcare i mari. Giasone doveva recuperare un vello d’oro. La musica dava un ritmo ai marinai e risolveva le insidie tra le quali quello delle Sirene. Le Sirene non avevano un canto preciso ma si parlava di voce. Erano figure mitologiche simili alle Arpie però avevano voce bellissima, quasi come quella delle Muse pur senza averne le parole. Gli Argonauti non erano stati avvisati come aveva fatto Circe con Ulisse e stavano per fermarsi. Il pericolo era quello di perdersi sulle strade del mondo e di concludere il viaggio. Orfeo capì cosa fare andò a prua, suonando la lira e cantando. Un ritmo sonoro e veloce, una contromusica per non sentire la voce delle sirene e vinse la sfida. Le sirene sconfitte non poterono far altro che morire inabissandosi nel mare. Apollonio Rodio, però, non racconta della morte Sirene e non lo fa perchè si ritrovano successivamente nel viaggio di Ulisse. Dice soltanto che Orfeo le sconfisse.

Ulisse ci racconta un canto delle sirene articolato anche in parole. È l’unico umano sopravvissuto ad aver sentito quel canto e, nel contesto dell’Odissea, questo significa molto. Le Sirene lo adulano, hanno una voce meravigliosa e lo invitano dicendogli che gli canteranno la storia della Guerra di Troia, un’Iliade a sua misura, solo per compiacerlo. Ulisse, così, si sente protagonista. Le Sirene, quindi, adulano gli uomini che cantano il mito di noi stessi che ci vede eroi di imprese mirabolanti ed è il senso stesso della vita di ciascuno che, nello stesso momento, arriva alla meta. Però un eroe che ascolta un canto celebrativo mentre è ancora vivo, è un’aberrazione. É come un uomo proclamato santo da vivo. Se si fosse fermato, il suo nome sarebbe scomparso per sempre. Sarebbe finito come Narciso, inabissandosi nel nulla. Ulisse resiste grazie alla tecnica e alla razionalità. Gli propongono il canto della sua gloria ma, negli inferi, aveva incontrato Achille e aveva cambiato il suo modo di pensare. L’eroe, infatti, gli aveva detto che avrebbe preferito essere vivo piuttosto che essere un eroe morto. Per questo Achille invita Ulisse a lasciar perdere il mito, la gloria e di tornare a casa. Quindi, tutti quelli che gli offrono doni per evitarne il ritorno, in realtà vogliono allontanarlo dalla vita. L’Odissea è il poema maturo dell’umano, uno splendido romanzo della vita come ritorno all’umanità.

Ascoltare il canto di noi stessi è pericolosissimo e le Sirene sono muse di morte. Successivamente, Ulisse ascolta il canto di se stesso da Demodoco, l’aedo dei Feaci, in un contesto umano, grazie a questa sorta di sacerdote che ricevuto il dono del canto dalle Muse e può mediare tra gli dei e gli uomini. Ulisse piange, non sente il racconto della sua gloria ma la narrazione della notte della presa di Troia che è di morte e di strage. Viene messo di fronte alle conseguenze delle sue azioni: le peripezie lo hanno reso fragile e sensibile al dolore ma anche capace di capire quello inflitto agli altri. Diventa empatico e piange come le sue vittime. Per questo il canto di Demodoco è diverso da quello delle sirene. Non tutti, però, possono ascoltare questo canto che proviene dalle Muse attraverso l’aedo e, assolutamente, non da false muse come le Sirene.

Giovanna Cravanzola

Domenica,16 Maggio 2021 | Scritto da: didattica

Venerdì 18 giugno 2021 alle 18, si è tenuta l’ ultima videosofia con il prof. Alberto Banaudi per l’a.s. 2020/21. Titolo dell’ incontro “I miti dell’amore”. L’iniziativa è stata organizzata da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano, Museo di Cisterna, Fra production, Lib. “Il Pellicano” e Aimc di Asti. Il prof. Banaudi, in piena pandemia, ha inaugurato nell’aprile 2020 il ciclo delle videosofie che, da allora, stanno riscuotendo grande successo. L’appuntamento ha concluso il ciclo di conferenze sul tema dei miti dell’amore nell’antichità classica. Il mito di Amore e Psiche (che significa sia anima che farfalla) è uno dei più belli. Psiche era la bellissima figlia di un re, la più bella di tre sorelle. Era così bella che la sua fama era diffusa ovunque e moltissimi principi volevano sposarla ma erano scoraggiati dalla sua avvenenza. Così ne parlavano come se fosse una dea da venerare, trattandola, cioè, come se fosse la dea Venere che si adirò sentendosi usurpata da un’umana. Così la punì: si sarebbe innamorarata di un essere mostruoso. Per far questo, mandò suo figlio Amore che doveva colpirla con una freccia per compiere la maledizione. Però, per sbaglio, la freccia lo colpì ad un piede e Amore si innamorò perdutamente della ragazza. La portò via con sè in un palazzo dove stabilì che potessero incontrarsi solo di notte al buio, in un matrimonio segreto, per difendersi dalle ire della madre. Psiche, però, si sentiva sola e voleva incontrare almeno le sorelle. Amore more…

Domenica,25 Aprile 2021 | Scritto da: didattica

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Un altro lieto ritorno per il Polo Cittattiva: dopo il primo appuntamento di due anni fa, il prof. Peppino Ortoleva è tornato venerdì 21 maggio 2021 per presentare il suo ultimo libro “Sulla viltà. Anatomia e storia di un male comune” (Einaudi). A discuterne con lui il prof. Alberto Banaudi. Un gradito ritorno dopo l’incontro che aveva visto gli stessi protagonisti al Castello di Cisterna, a maggio 2019, per la more…

Mercoledì,31 Marzo 2021 | Scritto da: didattica


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DELL’AMORE E DI ALTRI DEMONI. EROS NELL’INTERPRETAZIONE DI PLATONE”

Un altro appuntamento per parlare di amore ma anche dell’essenza della vita con il prof. Alberto Banaudi. Venerdì 16 aprile 2021 si è tenuta la videosofia Dell’amore e di altri demoni. Eros nell’interpretazione di Platone” organizzata da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’albese – I.C. di San Damiano, Museo di Cisterna con Fra Production Spa, Lib.“Il Pellicano” e Aimc di Asti. Rispetto al tema dell’amore, Platone diffidava dei poeti che davano troppo spazio alle passioni e alle emozioni cogliendo solo il lato drammatico dei sentimenti. I poeti, dal suo punto di vista, avrebbero dovuto cantare solo dei valori civili. Il tema dell’amore, invece, era importante e Platone ne ha scritto nel Simposio e nel Fedro. Il termine simposio indicava un incontro conviviale durante il quale era possibile bere ma con misura. In quello di cui scrive, Platone immagina che siano presenti personaggi importanti come Aristofane, Agatone, Fedro, Pausania, Socrate, Alcibiade… Si decide di fare un elogio dell’amore. Si tratta di un esercizio retorico difficile: cantare qualcosa che nessuno elogerebbe perchè i greci consideravano l’amore una malattia. I personaggi, quindi, gareggiano per dire cose capaci di suscitare sorprese. Alcuni dicono che l’amore è degno di more…

Martedì,23 Febbraio 2021 | Scritto da: didattica


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Nel primo giorno di primavera, una nuova videosofia del prof. Alberto Banaudi per parlare di amore. “La guerra dell’amore. La visione di Eros nei poeti e in Platone” il titolo dell’ incontro che si è tenuto sabato 20 marzo 2021 ed è stato organizzato da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’albese – I.C. di San Damiano d’Asti, Museo Arti e Mestieri di un Tempo con Fra Production Spa, Libreria “Il Pellicano” e Aimc di Asti.

Ma cos’è l’ Eros? E’ da intendersi come la lotta tra le diverse interpretazioni dell’ amore. Eros è una delle potenze sconvolgenti che i Greci conoscevano bene e volevano comprendere. Però sarebbe assurdo poter sintetizzare una civiltà intera attraverso un’unica interpretazione. Una guerra d’amore si può vedere in tante occasioni anche in epoche successive. Nella Firenze di fine del 1200, si vide una contesa di questo tipo sulle diverse concezioni dell’amore. Guido Cavalcanti e Dante Alighieri, ad esempio, si sfidarono su questo. Per il primo, l’amore era plutonico cioè spingeva verso gli inferi. Per Dante, invece, l’amore era platonico, una forza originaria, un motore che portava dall’umano al divino. In questa visione , l’anima era unitaria e il cuore era unito all’intelletto. Per Dante, quindi, il cuore era collegato alla mente. Per Cavalcanti, invece, l’ anima era scissa in more…

Giovedì,7 Gennaio 2021 | Scritto da: didattica

PENSIERO TRAGICO E PENSIERO FILOSOFICO. UN’ANTICA SFIDA”

NUOVA VIDEOSOFIA CON IL PROF. ALBERTO BANAUDI

Gliincontri di gennaio hanno visto la preziosa collaborazione del prof. Alberto Banaudi che è stato protagonista di una nuova videosofia dal titolo “Pensiero tragico e pensiero filosofico. Un’antica sfida” che si è tenuta sabato 23 gennaio 2021. L’iniziativa è stata organizzata da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’ Albese – I.C. di San Damiano e Museo Arti e Mestieri di un Tempo con Fra production Spa, Israt, Associazione “Franco Casetta”, Libreria “Il Pellicano” e Aimc di Asti. Quale ruolo ha la fortuna nella nostra vita? Può determinare successi e insuccessi. Il discrimine tra sapere tragico e sapere filosofico sta proprio in questo. Il primo è quello di chi, attraverso il dolore, è arrivato alla conoscenza che ci dimostra che siamo più fragili di quanto vorremmo ammettere. Secondo questa prospettiva, siamo creature fragili nelle mani di qualcun altro.

La sapienza filosofica, invece, è un’alternativa perchè ammette il libero arbitrio: il destino è nelle nostre mani perchè more…