Domenica, 23 Ottobre 2011 | Scritto da: didattica

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“LA ‘STORIA DEL PIEMONTE’ AL CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI”

2^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE PER L’A.S. 2011/2012

Una serata di ottobre, anche in epoca di reality show, può raccogliere un centinaio di persone – dagli otto agli ottantanni – ad ascoltare la storia quando è raccontata dalla viva voce di un personaggio d’eccezione, il professore Alessandro Barbero, storico, docente presso l’Università del Piemonte Orientale, saggista, scrittore, collaboratore di “Storica”, “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa”  e non solo, conosciuto anche per i suoi interventi al programma “Superquark”.  Definito dal prof. Franco Cardini uno “studioso di genio”, il prof. Barbero per la seconda volta, nel giro di pochi mesi, è stato ospite graditissimo a Cisterna d’Asti.  Tutto ciò è avvenuto venerdì 28 ottobre 2011 alle 21,00 presso il Castello di Cisterna d’Asti, durante l’incontro organizzato dal  Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese - di cui la Direzione Didattica di S. Damiano d’Asti è capofila – in collaborazione con il Museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna d’Asti e la libreria Fenice di S. Damiano d’Asti. L’appuntamento è inserito all’interno di un ricco calendario di iniziative - organizzate dal Polo Cittattiva per l’inaugurazione del Bosco della Costituzione -  che si dipanerà fino a giugno 2012 con laboratori di cittadinanza attiva aperti al territorio. Farà da  filo conduttore il tema della libertà considerata da punti di vista diversi. L’avvio al percorso è stato dato dal Convegno filosofico dell’Associazione Oron Oronta che si è tenuto l’8 ottobre 2011 al Castello di Cisterna d’Asti. Ma cosa lega la storia di una regione e la libertà? Semplicemente si è davvero liberi anche quando si conoscono la propria storia e quella del territorio in cui si vive: una ricerca delle radici per scoprire  in che direzione si rivolgeranno le fronde.

Il prof. Banaudi, docente presso il Liceo Scientifico di Asti, ha introdotto il professor Barbero definendolo non solo come ottimo conoscitore del Medioevo ma anche come studioso in grado di entrare nella complessità dei fenomeni sociali, economici, culturali di un periodo, quello che poi è il vero fare Storia. Nell’opera “La storia del Piemonte” si riesce a guardare alla grande storia attraverso la piccola visuale della nostra regione; uno sforzo esemplare seguendo indagini microcosmiche per arrivare, poi, alla globalità. Qualità queste che si accompagnano nel prof. Barbero alla rara capacità di incantare tutti coloro che lo ascoltano pur trattando argomenti che, di solito, risultano essere per molti di non facile comprensione. Quest’opera nasce negli anni scorsi, come ha spiegato lo stesso prof. Barbero, su richiesta della Regione Piemonte che l’aveva commissionata in ragione del fatto che non esisteva un lavoro organico sulla storia del Piemonte. Il primo problema che si è dovuto affrontare è capire che cos’era il Piemonte e da quanto definiva la regione che oggi è denominata con questo termine. Infatti, al tempo degli antichi Romani e dei Longobardi, questa parola non esisteva, ma si è formata in tempi relativamente recenti. Parlare oggi della storia del Piemonte, quindi, vuol dire partire da quella di diverse frazioni di territorio che, però, non hanno vissuto vicende storiche unitarie. Per secoli, infatti, il termine Piemonte ha indicato solo i possedimenti dei Savoia al di là delle Alpi.  Il Piemonte come lo intendiamo oggi, nasce ufficialmente nel 1948, al momendo del distacco della regione Val d’Aosta che fino ad allora ne faceva parte. Perfino il Carducci in una celebrazione della nostra regione la faceva partire dalla città di Aosta. Ma chi ha abitato anticamente questi territori? A sud erano presenti diverse tribù di Liguri. Per molto tempo e strenuamente cercarono di resistere agli attacchi dei Romani che, alla fine, ebbero  la meglio e li respinsero sui colli. A questo punto il sud del Piemonte venne occupato da popolazioni “deportate” da altre parti della penisola: veterani ma anche genti conquistate in altri territori. Poi i Romani incontrarono i Galli Insubri che, sotto la guida unitaria di un re, trattarono con i conquistatori e, proprio per questo, non vennero sterminati ma incorporati tanto da diventare, poco a poco, essi stessi Romani. Seguirono poi i Longobardi e, in tempi molto più vicini a noi, si arrivò alla definizione di Piemonte come vasta distesa circondata dalle montagne. Ma era solo un modo di dire, non circoscriveva un’entità politica e amministrativa. Solo con l’avvento dei Savoia si avrà un utilizzo meno generico di questo termine per indicare quelli che, però, sono i loro possedimenti. Ciò significa che monferrini e piemontesi di allora, tra di loro, sono stranieri così come lo sono gli abitanti della Langa. Modi, tradizioni, leggi e statuti molto diversi, popolazioni che si uniscono o che si combattono, gocce di sangue che si incrociano per tanti secoli fino a portare, oggi, ad una regione moderna, ricca di contraddizioni ma anche di un grande patrimonio culturale. A dimostrazione del fatto che, nel tempo, le diversità dei popoli che per mille ragioni si sono incontrati o scontrati non sono stati motivo di decadenza ma la vera ricchezza del nostro territorio. Al termine, come durante il primo incontro di marzo, un interminabile applauso ha accompagnato la conclusione dell’intervento del prof. Barbero che, ancora una volta, ha saputo trascinare un pubblico eterogeneo – per età e formazione – nei flutti della storia permettendo così a ciascuno, di far parte  di quello che è il meraviglioso racconto del nostro passato.

Giovanna Cravanzola

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