Domenica, 19 Marzo 2017 | Scritto da: didattica

ANNA FRANK: PAGINE DI IERI PER PENSARE AL DOMANI

9^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE PER L’A.S. ‘16/’17

Siamo abituati a vivere in una società dove tutto invecchia rapidamente: oggetti, abiti e non solo. Tutto appare in continua evoluzione e ciò che era nuovo un attimo prima, diventa improvvisamente, vecchio, obsoleto e inutile. Allora, anche discutere di certi argomenti in periodi non canonici, significa rischiare. Pare infatti che alcune tematiche si esauriscanoCORRADINIBOLOGNA con il 27 gennaio, che scadano come la mozzarella, che si anneghino nei retorici: “Per non dimenticare… perché non accada di nuovo…” che, talvolta, finiscono per diventare riempitivi muti. Per fortuna, non accade sempre perché ci sono parole che sono senza tempo. Possono essere state scritte un secondo o un secolo fa, non è importante perché il loro suono riesce ancora a far muovere le corde dell’anima, a farci riflettere cambiandoci.

“Il diario di Anna Frank” raccoglie questo genere di parole che, anche se pensate e scritte più di settant’anni fa, suonano vive. Venerdì 31 marzo 2017, al Castello di Cisterna d’Asti, si è parlato proprio di questo con lo scrittore Matteo Corradini che ha presentato “Diario” (Ed. Rur Rizzoli), frutto di una ricerca filologicaCORRADINI attentissima. La prefazione dell’opera è di Sami Modiano (tra gli ultimi sopravvissuti di Auschwitz) mentre la traduzione è di Dafna Fiano. A introdurre la serata la prof.ssa Maria Grazia Bologna (vicepresidente dell’Israt). L’incontro è stato organizzato dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti con il Museo e il Comune di Cisterna d’Asti, l’Aimc di Asti  e la Fondazione Crasti.  Matteo Corradini – con impareggibile capacità dialettica e istrionica – ha accompagnato il pubblico  lungo il percorso che lo ha condotto alla realizzazione di questo lavoro la cui idea è partita dall’editrice Rizzoli. Era disponibile a curare una nuova edizione di quest’opera? Una domanda da far tremare i polsi soprattutto perché poteva essere molto rischiosa. Serviva davvero una nuova edizione di uno dei libri più venduti in tutto il mondo? La scelta di Corradini è stata quella del rispetto e dell’onestà di ciò di cui si parla praticati mediante la conoscenza non solo degli argomenti ma anche dei luoghi. “Accettare la proposta di Rizzoli ha significato per me un prima e un dopo Anna Frank. È stato un modo speciale per festeggiare il mio quarantantesimo compleanno… “ ha detto Corradini che, prima di partire per la realizzazione di questo importante progetto, ha voluto circondarsi di un gruppo di lavoro valido. Così, per la traduzione, si è avvalso della collaborazione di Dafna Fiano che, oltre a vivere da anni in Olanda ad Amsterdam, proprio come Anne, è figlia di un sopravvissuto. Un anno vissuto intensamente anche per lei perché Anne ha accompagnato con le parole la gravidanza e la nascita di suo figlio. Per tutti questi motivi, come ha sottolineato la prof.ssa Bologna, il libro non è solo una traduzione ma molto di più perché per ogni parola si è cercato il viaggio che l’ha condotta a noi, fino a rendere ogni pagina la sincera versione di ciò che un’adolescente voleva dire. La storia di Anne è nota praticamente a tutti ma pochi ne conoscono alcuni dettagli molto interessanti. Nasce nel 1929 da una famiglia benestante di religione ebraica. Il padre, Otto, lavora in giro per il mondo, è un uomo con molti interessi ed è ricco di idee decisamente moderne per quanto riguarda il suo lavoro. Nel ’33, consapevole dei rischi che si corrono in Germania, la famiglia si trasferisce in Olanda dove si ritiene al sicuro. Qui, Otto apre la sede olandese dell’ ”Opekta” una fabbrica che produce pectina e commercializza spezie e fonda anche la “Pectacon” unificandola con la prima. È un uomo dalle idee originali che promuove la produzione di cibi pronti come il minestrone, il brodo e il sugo… per alleviare il lavoro delle casalinghe. Non solo. Amante delle fotografia, inizia a girare i primi “tutorial” dove i dipendenti della fabbrica mostrano ai clienti i mille utilizzi dei loro prodotti. Purtroppo, nel ’40 Hitler invade l’Olanda. È una guerra lampo che dura solo sei giorni portando con sé leggi razziali e deportazioni.

La famiglia Frank decide che è giunta l’ora di nascondersi quando la sorella di Anne -  Margot-  viene condannata ai lavori forzati. La scelta cade sulla “casa sul retro” (nome con il quale chiama il rifugio che è anche quello che avrebbe scelto come titolo del suo libro) che si trovava nella parte retrostante della palazzina che ospita l’azienda. Questa detenzione volontaria salva loro la vita per due anni e un mese. “Anne non parla mai di “alloggio segreto” ed io ho deciso di rispettare ogni parola come se fosse unica” ha detto l’autore. Proprio per questo motivo, sono state riportate le filastrocche scritte dalla ragazza in modo che fossero più vicine possibile alla versione originale. Infatti, in Olanda, c’è la tradizione di accompagnare ogni regalo con una filastrocca. Anne ne scrive partendo da fatti di cronaca o prendendone a prestito per modificarle. Nelle precedenti edizioni, nella traduzione, era andata perduta la spontaneità che viene ritrovata in questo lavoro grazie alla sapiente traduzione di Dafna Fiano e all’intervento successivo di Corradini che le rielabora per mantenere sia il contenuto che la metrica originale. A poco a poco, dalle pagine del libro esce fuori un’adolescente in carne e ossa, allegra, vivace, attaccata con tutte le sue forze alla vita e avida di futuro. Immagina di diventare mille cose: un’attrice ma anche una scrittrice e non solo. Anne dice che “la carta è amica” e mantiene intatta la sua capacità di sorridere alla vita. È attenta a tutto ciò che accade e, nonostante mura e vetri la separino dal resto del mondo, riesce a leggere la realtà con molta lucidità. Il libro racconta la sua crescita che si esprime attraverso una scrittura che, nei primi passaggi, è più acerba e poi si trasforma per diventare sempre più matura. Sono le parole di una ragazza in fiore che, per molti versi, è simile a tante sue coetanee di oggi come lo sono i sogni – veri e propri fiumi in piena - di cui sono ricche le pagine. È un canto alla vita, alla speranza che rinasce ogni giorno nonostante tutto e tutti. Oggi, se le cose fossero andate diversamente, Anne sarebbe una “ragazza” di ottantotto anni, piena di allegria e storie da raccontare che aspetta ogni giorno il domani perché il meglio deve ancora arrivare. La sua storia e le sue parole, però, non ci hanno lasciato solo questo. In giorni in cui si parla di confini e frontiere, in cui non si tiene conto che ogni cellula del nostro corpo vive solo grazie agli scambi con l’esterno, fa riflettere il fatto che la famiglia Frank, nel 1933, avesse fatto domanda di ingresso negli Usa. Una domanda che venne respinta. Un timbro diverso avrebbe cambiato la sua e anche tantissime altre storie, quelle di ieri come quelle di oggi. Allora, fermarsi al 27 gennaio e non comprendere che oggi qualcosa sta di nuovo accadendo, significa non avere imparato nulla. Oggi sono altri i diversi che arrivano fuori dall’uscio delle nostre case. Anne Frank, con le sue parole, obbliga a domandarci cosa risponderemo domani quando qualcuno chiederà dov’eravamo e cosa stavamo facendo mentre la storia, quella vera, bussava alla nostra porta.

Giovanna Cravanzola


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