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Mercoledì,15 Maggio 2019 | Scritto da: cisterna

VIDEO DI STEFANO MARIN

Villanova

I bambini della scuola primaria e della scuola dell’infanzia di Cisterna d’Asti, mercoledì 15 maggio, hanno vissuto un’esperienza davvero speciale aprendo un intervento musicale alla Casa del Pellegrino di Villanova more…

Lunedì,2 Luglio 2018 | Scritto da: cisterna

gelsi e bozzoli

Nell’anno scolastico 2011/2012, la  Rete Museale Roero Monferrato, il Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese,  l’Ecomuseo delle Rocche del Roero, l’Ente Parchi Astigiani proposero alle scuole dell’area il progetto “Adotta  un gelso”, che si prefiggeva, di diffondere la coltura del gelso. A partire dalla scuola, attraverso la riscoperta della geografia del paesaggio nel passato – caratterizzato dalla presenza diffusa del gelso, pianta fondamentale nell’economia contadina – il progetto mirava a  coinvolgere le famiglie e le amministrazioni locali in un’azione finalizzata al censimento dei luoghi in cui erano presenti i gelsi. Una more…

Lunedì,27 Marzo 2017 | Scritto da: cisterna

ADOTTA UN GELSO

Mercoledì,6 Maggio 2015 | Scritto da: cisterna

Alla scuola dell’infanzia di Cisterna domenica 3 maggio sono nati i bachi da seta e nei giorni successivi sono

BACHI APPENA NATI

BACHI APPENA NATI

iniziate le “adozioni”. Alcuni bombix mori sono stati presi da un signore Roattese per i nipoti, altri sono stati prelevati dal Sig. Conterno, di Dogliani, che provvederà a recapitarli a insegnanti della zona, un altro gruppetto di bachi nei prossimi giorni andrà alla scuola di Vezza d’Alba…

I piccoli bombici del gelso sono a disposizione di chiunque voglia prendersene cura. Per adottarli basta

BACHI DI TRE GIORNI

BACHI DI TRE GIORNI

avere un gelso a disposizione.

Nel corso di questi anni, dopo aver sperimentato con talee, polloni e semina, i bambini della scuola dell’infanzia sono riusciti anche a riprodurre le piante di gelso promuovendo il progetto “adotta un gelso”

L’adozione dei bachi da seta e dei gelsi è gratuita. Per informazioni contattare la scuola dell’infanzia al numero 0141979522; per approfondimenti rimandiamo al link: http://www.scuolealmuseo.it/giornale/?tag=bachi-da-seta

Giovedì,10 Ottobre 2013 | Scritto da: cisterna

DOMENICA, A MERCANDE’,  ABBIAMO REGALATO UNO DEI NOSTRI GELSI ALLA MAESTRA ALESSANDRA, DELLA SCUOLA DI PREMENO:

ECCO I BAMBINI DELLA SCUOLA DI PREMENO CON IL NOSTRO GELSO:

Mercoledì,18 Settembre 2013 | Scritto da: cisterna

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Lunedì,27 Maggio 2013 | Scritto da: cisterna

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Martedì,27 Novembre 2012 | Scritto da: cisterna

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Sabato,7 Luglio 2012 | Scritto da: cisterna

Venerdì 10-02-2012 siamo andati a chiedere ad alcune tra le persone più anziane della frazione di Craviano informazioni sull’allevamento del baco da seta e sugli utilizzi della pianta del gelso.

La maggior parte di queste persone parla solo il dialetto piemontese per questo motivo troverete alcuni termini in corsivo che non abbiamo voluto sostituire con il corrispondente termine in italiano.

ECCO COSA CI HA RACCONTATO…

Maria Vercelli  (1934)

Può raccontarci, per favore, ciò che si ricorda sul gelso?

“Sì, tutte le famiglie avevano delle piante “ed mur” (di gelso), le usavano come confine tra i prati e la sua foglia veniva raccolta per dare da mangiare ai bachi. Questi si nutrivano di foglie fresche che dovevano essere regolarmente raccolte ogni giorno”.

Si ricorda delle cose sull’allevamento del baco da seta?

“Sì, quando ero piccola tutti allevavano i bachi da seta; si andava a comprare le uova in un negozio a Govone, poi si portavano a casa e si mettevano nella stalla su un asse coperto di foglie al caldo dove poi schiudevano. Quando schiudevano le uova, i bachi venivano tenuti su un telaio sempre pulito su cui si mettevano le foglie di gelso. Dopo circa 20 giorni i bachi salivano su una specie di telaio fatto di rami di piante di ceci; lì sopra i bachi facevano il “cuchet” (bozzolo). Quando il bozzolo era pronto veniva pulito a mano o con una macchina perché era ricoperto da una specie di lana che rovinava il filo. Il bozzolo pulito poi veniva fatto bollire per far morire la farfalla dentro e infine venduto. Una piccola parte dei bozzoli veniva tenuta e filata per fare delle calze. La seta che si produceva poteva essere di colore giallino chiaro oppure bianca.”

I frutti del gelso venivano usati in casa?

“No, non li usavamo perché non erano buoni da mangiare!”

Carmina Gallo (1934)

ECCO COSA CI HA RACCONTATO…

Può raccontarci, per favore, ciò che si ricorda sul gelso?

“Sì, la maggior parte delle famiglie aveva delle piante di gelso perché venivano usate per allevare i bachi da seta.

Si ricorda delle cose sull’allevamento del baco da seta?

“Sì, quando ero piccola si andava a raccogliere le foglie sul gelso per dare da mangiare ai bachi che da piccoli mangiavano molto. La mia famiglia allevava una o due “puntà” (telai di bachi) di bachi che teneva al caldo sotto il portico. Quando dovevano fare il bozzolo noi costruivamo dei telai con i rami di ceci su cui si arrampicavano e poi andavamo a vendere il bozzolo al mercato a Magliano o a Priocca.”

I frutti del gelso venivano usati in casa?

“No, non li usavamo perché non erano buoni da mangiare!”

Questa attività era molto redditizia?

“Sì, i miei nonni vivevano per lo più dell’allevamento del baco da seta!”

Ai suoi tempi era ancora molto diffuso o si iniziava a guadagnare facendo altre attività?

“Ai miei tempi l’allevamento del baco da seta non era più molto diffuso, il più era alla fine dell’800.”

Angela Bussolino (1917)

Può raccontarci, per favore, ciò che si ricorda sul gelso?

“Sì, c’erano molte piante qui intorno.”

Si ricorda delle cose sull’allevamento del baco da seta?

“Sì, mi ricordo che quando ero piccola si andava a comprare i bachi già schiusi al mercato a San Damiano, poi li portavamo a casa e li mettevamo in una cesta di vimini con un letto di foglie di gelso. La mia famiglia di solito ne comprava “n’unsa ” (un’oncia, circa 30 g). Man mano che crescevano venivano spostati in una stanza su dei piani più larghi in modo che non stessero ammassati. Ogni due o tre giorni tutta al famiglia puliva i piani e metteva delle foglie nuove. Dopo facevano il bozzolo su fascine di rami di ceci. Il bozzolo veniva venduto al mercato a San Damiano. In media tutto l’allevamento si svolgeva tra aprile e giugno.”

I frutti del gelso venivano usati in casa?

“No, non li usavamo, venivano lasciate cadere a terra dove poi marcivano.”

Questa attività era molto redditizia?

“Sì, la mia famiglia usava i soldi guadagnati dalla vendita dei bozzoli per pagare le tasse!”

Giuliana Bolla  (1937)

Può raccontarci, per favore, ciò che si ricorda sul gelso?

“Sì, quasi tutti avevano almeno una fila di piante, le foglie dovevano essere sempre abbondanti perché al baco bisognava darle verdi, fresche, asciutte, senza animaletti, né semini perché potevano fargli male. Chi aveva più piante e quindi avanzava delle foglie le vendeva a chi ne aveva poche.”

Si ricorda delle cose sull’allevamento del baco da seta?

“Sì, mi ricordo che compravamo le uova nel periodo di S. Marco e poi venivano portate in processione; il numero minimo di bachi da comprare era “ses utau” (sei ottavi) o “n’unsa” (un oncia, il doppio). A casa venivano messe al caldo in una cesta che era sistemata nella camera da letto in modo che ci fosse una temperatura ideale per la schiusa; le uova erano nere e molto piccole e schiudevano dopo circa 40 giorni. Successivamente venivano puliti per tre o quattro volte prima che fossero pronti per fare il bozzolo. In seguito si costruivano delle “canise ” cioè dei telai fatti di rami di ceci o di “ravise (rami di erbacce dure), su cui i bachi si arrampicavano. Se il tempo era bello e non faceva freddo in due giorni erano saliti tutti, se invece faceva freddo bisognava accendere un fuoco con lo zolfo in modo da scaldarli. Se anche dopo questo tentativo non “salivano” voleva dire che erano malati e quindi non c’era più nulla da fare. La malattia principale era “el marin” (mal bianco), quando si ammalava il baco diventava bianco come  fosse stato infarinato. Se tutto andava bene in due giorni i bachi avevano fatto il loro bozzolo che solitamente era di colore giallino chiaro. Quando era secco lo staccavamo e poi lo mettevamo in una macchina che lo puliva. Se qualche bozzolo rimaneva attaccato dopo 40 giorni si vedeva nascere la farfalla. La seta veniva filata e la maggior parte veniva venduta a un commerciante che passava casa per casa a comprarla. Una parte di seta invece veniva tenuta dalla famiglia e usata per fare delle maglie.

I frutti del gelso venivano usati in casa?

“No, in casa non li usavamo anche se da bambini ne mangiavamo molti.”

Come si faceva a raccogliere le foglie? Era meglio usare foglie di gelso bianco o di gelso nero?

“Quando si era in tanti si legava un sacco sotto l’albero e poi si scrollava il ramo facendo cadere le foglie, quando invece si era in pochi o si aveva fretta si tagliava direttamente il ramo che poi veniva liberato a casa dalle foglie.

Come tipo di foglia era uguale, l’importante è che bisognava dargliela tutta intera.”

Domenico Lano  (1916)

Può raccontarci, per favore, ciò che si ricorda sul gelso?

“Sì, qui c’erano tanti gelsi… chi ne aveva di più era un signore che si chiamava Clemente, lui affittava le piante a chi non le aveva e poi verso maggio vendeva le foglieche aveva avanzato a chi non ne aveva.”

E invece si ricorda delle cose sull’allevamento del baco da seta?

“Quando ero piccolo compravamo le uova da un signore di San Pietro che passava casa per casa a venderle. Le mettevamo in ceste di vimini quadrate con delle foglie tagliate sotto e le lasciavamo nella stalla o in casa, poi dopo quattro o cinque giorni venivano messi in uno spazio più largo e puliti. Quando mangiavano i bachi producevano un rumore simile a quello delle api nell’alveare. Da grandi venivano messi sopra a dei telai fatti di “ravise” su cui i bachi si arrampicavano. Per capire se il baco era malato bisognava vedere se saliva sul telaio. Quando era pronto il bozzolo veniva staccato e ripulito con una macchina che toglieva la lanugine che si era formata intorno; infine i bozzoli venivano venduti a “Madama Guido” al mercato dei bachi che si trovava dove c’è ora “la Serra”.

I frutti del gelso venivano usati in casa?

“No, non li usavamo perché non erano buoni da mangiare!”

Secondo lei era meglio usare foglie di gelso bianco o di gelso nero?

“Era uguale, bastava che non fosse gelso selvatico…”

Quanti tipi di bachi conosce?

“Nella mia famiglia abbiamo sempre allevato due tipi di bachi, quelli bianchi e quelli rigati che si credeva fossero più forti; il colore della seta però era sempre uguale e tendeva al giallino chiaro.”

Lucia e Giorgio Raspino  (1938)

Potete raccontarci, per favore, ciò che  ricordate sul gelso?

“Sì, la maggior parte delle famiglie aveva delle piante di gelso perché venivano usate per allevare i bachi da seta.”

Ricordate delle cose sull’allevamento del baco da seta?

“Sì, nella nostra famiglia compravamo le uova ancora da schiudere e li mettevamo al caldo, poi quando schiudevano venivano spostate su degli assi grandi circa 1,50 m x 0,50 m quando erano grandi salivano su dei telai fatti di rami di ceci e facevano il bozzolo che poi veniva pulito e venduto al mercato ad Alba. Alcune persone allevavano i bachi da seta per la Chiesa, infatti il ricavato veniva usato per comprare oggetti per la chiesa.”

A chi era affidato il compito di allevare i bachi?

“Di solito nella nostra famiglia se ne occupavano i bambini, le donne e gli anziani mentre i più giovani lavoravano nel campo.”

Aquilante Emanuele, Cuniberto Elisabetta e Ponchione Giulia

Martedì,5 Giugno 2012 | Scritto da: cisterna

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